Stefano Bartolini

Viviamo in una epoca in cui il sistema sociale viene percepito come ingovernabile. Questo è uno dei tratti più sorprendenti della cultura occidentale contemporanea che era nata dall’idea di progresso. Il senso più profondo di tale idea è che è possibile fare qualcosa per migliorare le cose. Ormai invece la nostra cultura è dominata dalla percezione di una deriva sociale ineluttabile della quale nessuno è veramente disposto a dichiararsi responsabile. La retorica che presenta la globalizzazione come il processo incontrollabile al quale siamo sottomessi e che nessuno può orientare in una direzione desiderabile ne è l’esempio emblematico. La nostra cultura è divenuta depressa, nel senso che sperimenta un senso di impossibilità di indirizzare le cose verso un miglioramento. Eppure l’ambiente economico e sociale è un prodotto umano e come tale può essere cambiato al fine di vivere meglio. È per questa mancata consapevolezza che ci ritroviamo a vivere, ognuno da solo, l’ineluttabilità di cose che sentiamo più grandi di noi e che minacciano la qualità della nostra vita, il futuro dei nostri figli. Le viviamo di nuovo a capo chino, con la stessa rassegnazione con cui nelle società rurali il contadino poteva vivere la minaccia dei disastri naturali, delle epidemie, della guerra, del capriccio del potente.

 

Stefano Bartolini

 

Council - Florian Doru Crihana
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