Antonella Bucci

 

Su di (fragile?) cumulo di nuvole di un cielo surreale, una grande forma di pane serve da appoggio ad una famiglia unita in un abbraccio. Un uomo, tutto vestito di grigio, cappello, cappotto con il bavero rialzato come per proteggersi dalle intemperie, cinge le spalle di una donna. I tratti del viso sono tirati, le labbra piegate all’ingiu’. La donna vestita di un grigio appena più chiaro ricambia l’abbraccio, appoggiandosi all’uomo. Anche il suo viso è triste. Una bambina di spalle, con un vestito rosa, alza le braccia per unirsi all’abbraccio dei genitori.

 

Dal risvolto delle tasche del cappotto dell’uomo esce una fodera bianca. Si immagina il gesto di sfoderare le tasche per dire “non ho soldi”…ma questa fodera è invece bianca e lunga. Talmente lunga da annodarsi attorno alla grande forma di pane-colonna portante.

 

Il pane. Uno degli alimenti più diffusi del mondo, nutrimento fisico e spirituale nel corso dei millenni. Presente sulle tavole meno abbienti come su quelle degli uomini che possono cambiare le sorti del mondo, il pane ha innumerevoli forme, consistenze ma anche diversi significati religiosi e sociali.

 

In alcuni importanti riti religiosi il pane riveste un ruolo di rilievo, perché la sua storia è quella degli uomini. I primi segni della cultura dei cereali risalgono all’Antico Egitto circa seimila anni fa. E’ Osiris che insegna agli uomini a coltivare il grano alla base della fabbricazione del pane. Il pane entra quindi a far parte delle religioni, come simbolo di fertilità e di ricchezza e quindi della presenza benevola di Dio tra gli uomini. Mangiare il pane diventa un modo per comunicare con le divinità.

 

 La fatica ed il tempo necessari a produrlo lo rendono anche una misura delle difficoltà legate al lavoro degli uomini. Nella Genesi Dio dice: “Guadagnerai il pane con il sudore della tua fronte”. I cattolici pregano: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.

 

Il pane esprime una preghiera essenziale volta a rafforzare la fiducia nell’esistenza, ma è anche il simbolo della convivialità tra esseri umani. Rappresenta un segno di pace e di condivisione. Non a caso l’etimologia della parola compagno contiene la parola pane (cum panis). Il francese è ancora più esplicito con il termine “copain”, amico (co-pain, colui che divide il pane con noi) Ecco quindi un ulteriore, più ampio, significato dell’abbraccio dei personaggi del quadro.

 

Per questi motivi, il prezzo del pane misura un valore che va ben oltre la sua semplice quantificazione monetaria. Spesso è stato il suo aumento ad accelerare il passo delle rivoluzioni. Anche la più recente, la Primavera Araba come è stata chiamata, probabilmente in maniera molto affrettata, l’ondata di rivolte che oggi attraversa numerosi Paesi dell’Oriente e del Mediterraneo, nasce dall’aumento del prezzo del pane che accende come una miccia la disperazione accumulata dai milioni di esseri umani che vivono sul filo sottile che separa la povertà dalla miseria. Il pane è un termometro sociale sensibilissimo. Ma sono gli indici di borsa pubblicati sui giornali che si leggono nel mondo, non certo le variazioni del prezzo del pane.

 

             Il quadro ci ricorda in un momento più che mai appropriato quali sono i valori fondamentali, oggi offuscati, travolti da una crisi che affonda le sue radici proprio nel loro travisamento. Pensiamo ai gesti che accompagnano la trasformazione della farina, dell’acqua del lievito in pane. La fatica fisica, il fatto che quei gesti sono gli stessi da millenni e sanciscono la comunione degli uomini con qualcosa che va aldilà di loro. E pensiamo alle dita frenetiche sulle tastiere de computer sui mercati finanziari di tutto il mondo. Rapidi i comandi di vendita e acquisto dettati da una sola esigenza, il guadagno rapido. “Buy and Sell”. Sarebbe tranquillizzante pensare che gli ordini di acquisto e vendita seguano alcuni criteri elementari come ad esempio che si comprano titoli azionari od obbligazionari quando si pensa che la società emittente abbia delle probabilità di crescita o un interessante programma di investimenti. Sarebbe tranquillizzante pensare che il mercato dei capitali serva a far affluire questi ultimi sui progetti produttivi.

 

 Sfortunatamente non è così. I mercati finanziari negli ultimi due anni, ma questa è una situazione che è andata maturando nell’ultimo ventennio, fluttuano in funzione di parametri poco controllabili e soprattutto non dipendenti dall’economia reale. Gli scambi sui mercati finanziari in alcuni giorni equivalgono a circa dieci volte il prodotto mondiale sullo stesso periodo di tempo: dieci volte il prodotto della fatica di tutti gli esseri umani. Gli scambi di beni e servizi concreti rappresentano poco più del 2% degli scambi finanziari. Viviamo tutti in un mondo nel quale la concretezza del lavoro degli uomini è stata completamente superata da una febbre dell’oro autodistruttiva che ha contagiato il pianeta, perché anche quando non si investe in borsa, gli effetti del funzionamento dei mercati finanziari ci riguardano tutti. Le ragioni del guadagno a tutti i costi contro quelle del lavoro. Le ragioni dei mercati finanziari contro quelle del pane. Quindi i legami tra l’economia reale e quella finanziaria esistono eccome, ma non scorrono nel verso giusto. Quando ci viene detto che in borsa sono stati “bruciati” centinaia di miliardi di euro in poche ore abbiamo difficoltà ad immaginare che quei miliardi svaniti nel nulla si riflettano, in tempi più lunghi, molto pesantemente sulle persone. Per coloro che hanno perso o perderanno il lavoro, la fodera delle tasche abbraccerà pagnotte sempre più piccole, restringendosi come la pelle di zigrino di Raphael de Valentin, l’eroe del celebre romanzo di Balzac.

 

Dietro ad ogni vicenda economica, racconta il quadro, ci sono sempre e solo le persone e con esse le loro ragioni di vita. E queste si riassumono concretamente, per ognuno di noi, nel valore del lavoro e nella capacità che ha questo valore di sostenere l’ambito dei nostri affetti e dei nostri progetti di vita. Guardando il quadro viene da dire “rimettiamo il pane al suo posto”, ristabiliamo l’ordine delle cose. L’economia e la finanza dovrebbero essere subordinate ai progetti di vita e non il contrario.

 

 Dice un proverbio francese per indicare una situazione lunga e difficile da sopportare: “Cela est long comme un jour sans pain”, lungo come un giorno senza pane. Questa crisi sarà lunga come un giorno senza pane se non porterà ad un ripensamento del ruolo e del valore del lavoro nella società.

 

 Antonella Bucci

 

Bread and Embrace - Florian Doru Crihana

 

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